Il vissuto di dipendenza e di impotenza negli adolescenti

agosto 9, 2012 § Lascia un commento

 piero bini* e giovanni giaretto*

Rifiutare ogni regola, vivere senza denaro, rischiare la vita per vivere la libertà. (Folco Terzani: A piedi nudi sulla terra, Mondadori ed. Milano 2011). Una lunga serie di osservazioni, emerse nella nostra vita professionale di pediatri, ci induce a riflettere, impegnandoci a trovare un legame fra circostanze apparentemente difformi. Proviamo ad elencarne alcune: le letture infantili, le abitudini al fumo, il consumo di alcolici, le tossicodipendenze, i disturbi del comportamento alimentare, le culle vuote.

 Chiusi ad una vita per cui non sono attrezzati.

I giovani d’oggi ci sembrano le vittime di una sorta di fascinazione collettiva, che li conduce ad una condizione di inerte passività: prologo quasi obbligato alla dissipazione del tempo e delle proprie risorse, così caratteristica degli ultimi decenni. Una esacerbazione patologica delle tentazioni tipiche di ogni adolescenza – da sempre desiderosa di autoaffermazione – liberata troppo precocemente dalla tutela genitoriale e dai modelli introiettati, per cercare nella ribellione, non già un trampolino di lancio, ma un alibi per sprofondare in un opaco letargo esistenziale. E’ davvero possibile dare una interpretazione univoca a comportamenti a  prima vista così diversi ?

La nostra ipotesi è che ci sia un denominatore comune nel contesto sociale, che sembra precludere un futuro alle nuove generazioni. Un fenomeno generale, che si manifesta con maggiore intensità nel mondo occidentale, drammaticamente arenatosi dopo una fase economicamente esplosiva. Le conseguenze abbiamo imparato a conoscerle: da un lato, figlie insoddisfatte, spesso manipolatrici e vittime di disturbi del comportamento alimentare, in grado di alterare la loro fertilità; dall’altro, maschi chiusi nel gruppo dei pari, come rimedio all’incapacità di affrontare il mondo. Entrambi consegnati ad una sessualità immatura, svincolata da ogni parametro affettivo.

Comportamenti inadeguati, che conservano però il significato di sintomi di disaffezione da un mondo divenuto stretto, serrato nelle reti di una razionalità arida che smentisce ogni forma di libertà. Un dramma di cui non si intravede la fine, visto che non si scorgono né volontà individuali di salvezza, né progetti di soluzioni collettive; al loro posto piuttosto una caotica frammentazione sociale, in cui il ‘clan’ si propone di vicariare le mancanze della famiglia e della società.

 L’urgenza di capire

Val forse la pena di soffermarsi a riflettere sulla abituale impossibilità di proiettarsi nel futuro che priva di speranze le nuove generazioni e, nello stesso tempo, sottolineare il timore di realizzarsi come individui. Un atteggiamento psicologico che fatalmente conduce nel vicolo chiuso, dove risuona un fragore ottundente (niente affatto metaforico) in cui annegare i preoccupanti scricchiolii del proprio annullamento esistenziale.

Da questo punto di vista, i segnali appaiono invece eloquenti nella loro inarrestabile progressione: anticipati dapprima in modo metaforico (la scelta delle letture), quindi marcati a livello simbolico (il fumo, l’alcol e talora le tossicodipendenze), per poi reiterarsi in una adolescenza interminabile, destinata ad esaurirsi nella chiusura individualistica di una sterilità psicologica – con l’imprigionamento in un corpo efebico che si rifiuta di farsi tramite – esemplificata dall’attuale caduta della natalità. Senza dimenticare il valore sintomatico di tante obesità.

Comportamenti qui non a caso elencati di seguito, per rendere esplicita le nostra tesi: che siano sintomi dello stesso malessere esistenziale e prodotti dalle stesse cause. Si badi: di essere sintomi e non cause, che vanno cercate oltre. Quindi nessuna intenzione censoria, nessuna condanna, ma l’invito a capire.

 Il caso particolare delle letture infantili ed adolescenziali: il Fantasy

Col proposito di essere sintetici ci limitiamo ad accostare il tema della letteratura infantile ed i rituali di ingresso per farsi accettare nel gruppo dei pari, attraverso pratiche aventi sapore iniziatico.

Dopo aver raccolto un migliaio di questionari sui libri letti, distribuiti agli allievi di prima media di Torino e di comuni viciniori – sotto l’egida dell’Istituto di  Medicina dello Sport – siamo rimasti colpiti dalle informazioni ricevute, che dimostrano l’enorme successo di un solo genere: il Fantasy. Un insieme di dati destinati ad essere esaminati in dettaglio, ma già ora in grado di confermare le ipotesi emerse a suo tempo, quando ci siamo interessati ai Disturbi dei Comportamenti alimentari (Anoressia e bulimia alle soglie del 2000, 1996) ed alla Denatalità (La Culla vuota, 1997) per una lettura della Adolescenza, apertasi nel 2009 ad esaminare l’Orientamento sessuale e la Costituzione dell’identità di genere.

Le letture infantili, da sempre in precario equilibrio fra obbligo scolastico e libera scoperta; ma ora più palesemente manifestazione di preferenze individuali condivise dal gruppo e perciò in sintonia col vissuto collettivo, conformisticamente approvato dai social-networks. Una scelta in cui si proietta la necessità di una evasione dalla realtà quotidiana, senza la pretesa di essere espressione di un autonomo gusto letterario. Dunque, non un piacere in sé, sebbene una richiesta generazionale, che trova nel Fantasy la chiave per spalancare le porte di un immaginario, rivelatore dell’imperativo a superare una realtà, non tanto minacciosamente incombente, quando priva di attrattive e di promesse. Una scelta compiuta come reazione di fronte alla prospettiva di divenire adulti percepita come alienante: un fine verso cui l’adolescente si sente inadeguato, ma  – ancora di più – profondamente demotivato.Una scelta fatta propria da un pubblico disposto a farsi carico dell’improbabile e addirittura dell’orrore – magari nelle forme macabre e spettrali del gore e dello splatter – pur di evadere; al punto da accettare il ricorso al magico, allo sconfinamento abissale ed estraniante nel tempo e nello spazio nella speranza di approdare a mondi dove si realizzino attese qui ed ora inattuabili: i paradisi promessi nei quali più non si crede. Come per tutte le promesse ultraterrene c’è un prezzo da pagare: ed è l’annullamento di sé. Un aggancio col reale ormai limitato ad un corpo fastidiosamente ancorato alle dimensioni concrete, mosso da pulsioni che occorrerebbe iniziare ad apprendere ed interpretare per indirizzarle. Nulla di tutto questo. Perciò libero corso al virtuale, nel successivo superamento anche della letteratura – col suo bagaglio eccessivamente ingombrante: le citazioni non sempre decifrabili, i compiaciuti arcaismi grammaticali, il lessico inusuale – per impadronirsi di mezzi ancor più agili, diretti ed efficaci. Ci si appresta così al passaggio dal metaforico al simbolico, dal mitico al magico, per raggiungere attraverso il virtuale un domani dato già per attuato od un ieri fuori dai ricordi che lo limitano: cioè fuori dalla storia e dalla ragione, armi letali per la fantasia. Ma attestato dalla potenza tecnologica che funziona da ponte levatoio, la soglia meravigliosa per scivolare in un altrove in cui passato e futuro suppliscono al presente. Una dimensione messa a portata di mano, a cui si crede di avere diritto – senza la tutela di magisteri autorevoli, capaci soltanto di appellarsi alle virtù di pesanti apprendistati e di saperi faticosi – in nome di una libertà letteralmente sconfinata, democraticamente offerta a tutti. Un futuro ben più attraente del mondo modesto che ci circonda e reso credibile dalla maestria con cui viene descritto; od un passato mitizzato in grado di smentire la Storia con le sue penose consequenzialità. Nel tempo annullato, le prospettive perdono di valore. Nello spazio contratto, qualsiasi viaggio è attuabile.

Prudenza critica e prevenzione: il ruolo della scuola e dell’educazione

Occorre però essere prudenti. Infatti, esattamente come le regole, le raccomandazioni, gli appelli non funzionano – quando minacciano castighi o promettono premi impossibili da riscuotere – la stessa educazione naufraga quando ci allena a gare improbabili o ci fa conquistare competenze inutili. Le prescrizioni non sono accolte, se riguardano una realtà smentita proprio dal suo superamento; un percorso già attuato – ma non esaurito – rimasto aperto per accoglierci, in cui si perviene ad un godimento immediato.

Fin’allora le orecchie saranno piene di suoni e gli occhi ricolmi di immagini, perciò sigillati da una sordità e da una cecità che spiegano le palesi difficoltà di attuare programmi di prevenzione, basati su norme igienico-sanitarie incapaci di persuadere quando predicano i rischi di esposizione a sostanze nocive. Inutile affannarsi a descrivere con verisimiglianza comportamenti imprudenti. Prescrizioni e raccomandazioni che nessuno mette in dubbio, ma che non incidono su chi non crede nel futuro ed è convinto di poter gabbare il presente. Come falliscono le diete proposte agli obesi, così risultano improduttive le campagne contro il tabagismo e l’alcol. Una prova sotto gli occhi di tutti: l’inefficacia dei moniti terrorizzanti stampati sui pacchetti di sigarette. Allarmi che riguardano un futuro scavalcato. Una razionalizzazione che non incide su  chi vuol solo dimenticare la realtà in cui vive.

L’abbiamo imparato tutti: la salute deve essere globalmente intesa come benessere fisico e psichico di un individuo armonicamente inserito nella Società. Una affermazione con una valenza ancora maggiore quando si riferisce a soggetti in età evolutiva, meno tutelati e più esposti a pericolose devianze.

In questo contesto – proprio perché coscienti di tante inadempienze da parte del mondo degli adulti, anch’essi in crisi di identità e di ruolo e perciò magari propensi ad ascoltare profezie di sventura, ma senz’altro inabili a comporre messaggi positivi – è indispensabile sollecitare la collaborazione di tutte le figure professionali istituzionalmente interessate, promuovendo una strategia dell’attenzione per una prevenzione a costo zero. Una iniziativa molto precoce, che deve avvalersi di una nuova convergenza dei saperi e di una integrazione a caldo di ogni progetto e competenza.

Una prevenzione che per essere tale non può – però – essere un sermone, una dotta esortazione, un sapiente riferimento, ma deve trasformarsi – ed è la sfida più ardua, ma la più doverosa e significante per una società che sappia rinnovarsi – in un segnale di simpatia e di solidarietà per divenire esempio da imitare, testimonianza attiva, passione civile, azione in grado di rendere plausibile il mondo in cui viviamo. Evitando ogni atteggiamento depressivo, che rende poco credibili mentori obbligati professionalmente ad indicare la strada a giovani privi di prospettive. Senza timore di rieducare educatori inferiori ad un ruolo – e lo diciamo con rispetto per chi vi ha consumato l’intera esistenza – che richiede entusiasmo, gioia di vivere, dedizione, per fare della fiducia nella vita lo strumento eversivo necessario per affrontare il mondo. Tutti scontiamo gli errori di discipline troppo rigide, propinate in pillole, amare medicine e non fermenti positivi. Comunque, incapaci di integrarsi per accompagnaci nella crescita: vedi l’esempio negativo della persistente divisione fra ‘materie’ scientifiche ed umane, temperata abilmente – sia detto per inciso – nelle sintesi anomale tentate dai Fantasy.  Si percepiscono ancora le difficoltà di una scuola che non sa  stimolare a sufficienza la naturale curiosità dei discepoli, per elevarla ad interesse, e fare del dubbio un metodo di conoscenza, inserendo nell’insegnamento l’ironia e la pietas, che sono poi semplicemente le polarità entro cui è possibile vivere coniugando libertà e tolleranza.

Altrimenti – al di là dell’enfasi retorica sparsa a piene mani per convincere i lettori, di cui un poco ci vergogniamo – e comunque assai meglio delle catene dei fisici, non più secondo Epicuro, le favole degli dei, ma certo le invenzioni della fantasia. In termini medici, non possiamo togliere l’analgesico prima di rimuovere le cause della penalizzante deriva che travolge i giovani, autentica male-dizione della nostra epoca. Da parte nostra continueremo a coltivare ogni forma di santa follia per tornare ad inserire la fantasia nel quotidiano, come positiva energia creativa.

 * Pediatri.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

Che cos'è?

Stai leggendo Il vissuto di dipendenza e di impotenza negli adolescenti su Disagio sociale.

Meta

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: